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Indice UNA PREMESSA - ovvero: un po’ di cose che bisogna assolutamente sapere prima di iniziare - A diritti di proprietà intellettuale, diritti d’autore, copyright, copyleft, SIAE, multinazionali, pirateria… …uno magari non ci pensa quando prende in mano la chitarra per la prima volta ed inizia a mettere vicino i quattro accordi del giro di DO, o della Canzone del sole. Non ci pensa nemmeno quando mette su un gruppo con altri amici e inizia a suonare qualche cover nei locali. Forse non ci pensa quando va in un negozio a comprare un disco, quando accende la televisione e si vede un video su MTV, quando va ad un concerto, o in discoteca, o in un locale a sentire un po’ di musica. Forse non ci pensa nemmeno quando lascia acceso il computer per ore a scaricare dischi e film… In realtà, c’è chi a queste (ed altre) cose non ci pensa mai, se ne frega, rinuncia a capire ciò che gli sta intorno, e si lascia camminare il mondo addosso. Se invece avete tra le mani questo opuscolo vuol dire che qualche domanda su questi argomenti ve la siete posta, e che forse vi interessa cambiare qualcosa. E quindi, che siate musicisti, semplici amanti della musica, o magnifiche persone preoccupate per le sorti del mondo, vi meritate qualche risposta. 1. Questa miniguida nasce dall’esigenza di parlare di alcuni problemi di cui in genere si parla poco, ma che non per questo sono poco importanti, anzi. A prima vista, ad esempio, tutta la questione dei diritti di proprietà intellettuale sembra una bella discussione tra avvocati e giudici, tra persone colte o presunte tali, che stanno lì a gingillarsi con un problema soltanto tecnico, di cui noi non possiamo capire nulla. Ovviamente non è così: sia perché con un po’ di attenzione ci si può fare un’idea e prendere posizione, sia perché questa (come altre) questioni è una vicenda che ci riguarda da vicino, che ha (e avrà sempre di più) una grande incidenza reale sulla nostra vita di tutti i giorni, da quello che mangeremo a come ci cureremo, da quello che potremo fare con un computer a quello che potremo permetterci di sapere, ascoltare, vedere… Pensiamo ad un altro esempio, più vicino a noi. Poiché le idee dominanti sono (e devono essere) in ogni epoca quelle della classe dominante, ogni giorno, sui giornali, sulla televisione, sulla radio, su internet, persino al cinema, subiamo una propaganda martellante contro la “pirateria”, contro la masterizzazione di cd e dvd, contro le reti di condivisione dei file. Ci vogliono ficcare bene in testa l’idea che masterizzare agli amici CD e DVD, che scaricare un file da internet sia un crimine contro l’artista e la gente che lavora, che distrugga la cultura, che “cancelli il mondo che amiamo”… Poi ci pensi su e vedi chi è che le paga questa campagne: i governi che affossano la scuola e l’università, le multinazionali che vivono come parassiti di rendite e privilegi, e che producono solo ignoranza ben vestita, che addormentano i cervelli, quella schiera di mediatori e traffichini che ci fanno pagare 20 euro un cd, 30 un dvd, 40 euro un concerto… Decidi di capirci di più, e parli con gli artisti, con gli addetti del settore (non con quei pochi miliardari della musica, che hanno solo privilegi da difendere e che comunque tutto fanno – affari, imbrogli, musica da quattro soldi… - tutto tranne che cultura!), e ti accorgi che loro non sono contro la copia ed il download, e sono contenti che la musica giri il più possibile. Poi ti guardi intorno e vedi che la cultura, lungi dall’essere distrutta, cresce quanto più aumenta la circolazione ed il libero accesso, perché più si è colti, più si rendono colti gli altri, più si è preparati a creare una nuova cultura. Magari una cultura non asservita al profitto, l’unico imperativo del “mercato”, ed alle sue nefaste conseguenze: conformismo, disimpegno, arrivismo... Poi tenti di essere onesto e giusto, ma scopri che la vera giustizia – verso gli altri e te stesso - è fotocopiare un libro che non puoi comprare, è scaricare il disco che non puoi ascoltare, il film che non puoi vedere… Certo, questo è illegale, ma per una legalità voluta da una classe politica ed economica che fa le regole a proprio vantaggio, senza tenere in conto le esigenze della stragrande maggioranza. La legalità non è un qualcosa di dato una volta e per tutte, ma è una conquista da strappare, una linea che si avanza con le lotte, per arrivare ad un grado maggiore di giustizia. Che in questo caso è il pretendere che la cultura - che è sviluppo di intelligenza critica e aumento collettivo di conoscenze - sia garantita come un diritto, in tutti i suoi aspetti: formazione, gioco o divertimento, dalla scuola all’ università, dal cinema al teatro, da una mostra ad un concerto… In realtà scopriremo presto che la cultura non la distruggiamo noi che la usiamo, la sosteniamo, la diffondiamo, la produciamo persino, che i posti di lavoro non li facciamo perdere noi che scarichiamo file o che copiamo un disco, ma un sistema economico che sfrutta più che può i nuovi lavoratori intellettuali e poi li getta via, e che la vera contrapposizione non è tra “diritto d’autore” e “pirateria”, tra “garanti della cultura e della legalità” e “barbari ladri”, ma tra un movimento che vuole socializzare i saperi e lavorare per la trasformazione dell’ordine esistente, e la cricca di chi il potere lo detiene adesso, e vuole mantenerlo in ogni modo. Come si vede, c’è davvero da stare attenti: dietro tante situazioni che sembrano astratte e teoriche ci sono motivazioni concrete, economiche e di potere, di cui noi paghiamo sempre le conseguenze. Per questo è necessario interessarsi, partecipare, e lottare. 2. Ovviamente non riusciremmo mai a parlare – e bene – di tutte queste cose in uno spazio così piccolo. Però abbiamo deciso lo stesso di iniziare ad affrontare uno dei problemi che come musicisti ci ritroviamo più spesso davanti: il problema di come tutelare le proprie creazioni senza precludergli una libera diffusione. Messo su un gruppo e scritti i primi pezzi propri, forse non lo sappiamo, ma per la legge italiana siamo immediatamente diventati titolari di un diritto d’autore. Ma molti ragazzi, appena fatti i primi passi, pensando che vi sia uno stuolo di ladri pronti a rubare le lo loro opere immortali, decidono di iscriversi alla SIAE. Già questo è un segno dei tempi: ciò che troppo spesso passa avanti al desiderio di comunicare, anche tra gruppi (meno che) emergenti, è la presunzione di essere dei geni o delle rockstar in erba, la paura degli altri, la competizione, l’idea beceramente individualista di stare in guerra con tutti… Con questo ovviamente non vogliamo negare l’importanza di tutelare la propria opera, come vedremo: si tratta solo di notare un particolare significativo dell’attuale situazione storica. Torniamo al nostro giovane gruppo: se s’è messo ad ascoltare le chiacchiere interessate di qualcuno, se è stato superficiale e non ha fatto un po’ di sforzo per informarsi, e nella disinformazione creata ad arte per farlo cadere in trappola ha preferito “andare sul sicuro” con la SIAE, scoprirà ben presto che questa forma di tutela gli costerà cara. Infatti, a meno che non faccia un bel po’ di successo (e con “un bel po’ ” intendiamo dischi con una tiratura di migliaia di copie, passaggi radio, decine di date l’anno…) questo gruppo si ritroverà a pagare una pesante iscrizione ed un rinnovo annuale, senza ricevere indietro alcun tipo di servizio. Ma il problema - e questo è davvero importante - non è solo economico: il nostro giovane gruppo non può nemmeno disporre dei propri pezzi come vuole… Ad esempio: li potrebbe fare scaricare gratuitamente in rete? No. Li potrebbe far copiare agli amici, senza farli diventare fuorilegge degni di pagare multe fino a duemila euro? No. Per ognuna di queste cose dovrebbe ancora pagare la SIAE… Per cui si può tranquillamente dire che la SIAE “conviene” (solo in termini economici) quando si è già “arrivati”: gli altri pagano e zitti, per avere la tutela di un pezzo che molto probabilmente nessuno avrebbe mai “copiato”. Ora si capisce bene perché l’80% dei suoi iscritti ogni anno non riceve indietro i soldi che ha speso per “proteggere” i propri brani, ed è solo un 5% a guadagnarci davvero, e tanto… Fortunatamente la scelta non è esclusivamente tra nessuna tutela/tutela negativa della SIAE. Che di una forma di tutela della creazione artistica ci possa essere bisogno, ciò deriva dalla natura della nostra società basata sullo sfruttamento economico e sull’appropriazione privata del lavoro altrui. Il no-copyright assoluto – che pure in tanti casi è ciò che di meglio ci possa essere per far circolare le informazioni – in certi casi può non essere la scelta migliore. Infatti può capitare che, arrivati ad un certo livello di maturità artistica, produciamo qualcosa di cui qualcuno, con più mezzi e più ricco di noi (che quindi sta in un rapporto di forza favorevole), si può appropriare, spacciare per proprio e mettere in commercio, senza corrisponderci nulla. Un produttore viene, si prende il nostro pezzo e ci fa i soldi sopra, un’azienda che magari odiamo lo usa per un suo spot... È vero che noi siamo, appena creata l’opera, i titolari di un diritto d’autore, ma dobbiamo anche poter dimostrare, in caso di eventi simili, che quell’opera l’abbiamo fatta proprio noi, prima di tutti, e che ne abbiamo le prove. È qui entrano in scena una vasta gamma di soluzioni alternative raccolte sotto la generica espressione di copyleft. Per farla facile, copy-left è un densissimo e intraducibile gioco di parole, un rovesciamento del classico copy-right, dove left è il passato di to leave (quindi: lasciare, permettere la copia), ma è anche la “sinistra” che da sempre si batte (o dovrebbe farlo) per rendere la cultura alla portata di tutti, mentre right è sia “diritto” che “destra”, cioè i vari poteri reazionari che vogliono blindare l’accesso all’opera. Ma, al di là del divertente gioco di parole, il copyleft è ormai una realtà ben più profonda. Nato verso la metà degli anni ’80 all’interno del Free Software Movement (il movimento, fondato da Richard Stallman, che più si è battuto per la libera diffusione, riproducibilità e modificabilità del software contro la “chiusura” delle multinazionali, con effetti molto benefici per il sapere e per lo sviluppo della tecnologia), il copyleft si può tradurre in diversi tipi di licenze commerciali. La prima di queste è stata la GPL (General Public Licence) pensata per il software libero, nata per impedire a singole aziende l’appropriazione privata degli sforzi delle comunità di utenti, dei frutti delle loro ricerche. Rilasciando un software con GPL si concede in pratica ad un terzo la libertà di usufruirne come meglio crede (regalandolo, modificandolo, mettendolo in rete) purché ne attesti la paternità intellettuale dell'autore e purché (e questo è il vero punto di forza di questa licenza) continui a rilasciare la parte originale del codice con GPL, ovvero purché continui a garantire agli altri su quel codice le stesse libertà che sono state concesse a lui. Cosi' facendo si e' effettuato un rovesciamento del copyright: si è proprietari dell’opera perché la si è creata, e perché altrimenti qualcun altro ne potrebbe beneficiare e stravolgerne il significato, ma si è proprietari solo per poter dire che di essa è concesso un certo uso sociale, che per esempio si può fare una copia personale, si può condividere in rete, si può farne un’opera derivata (cioè creare a partire da essa qualcos’altro) etc… Insomma: il diritto esclusivo che il copyright dà al titolare dell’opera viene usato per concedere una serie di permessi, che consentono un notevole progresso del libero accesso (consentono cioè ai prodotti dell’ingegno di circolare senza ostacoli, di raggiungere un numero maggiore di persone, di proliferare e diffondersi), senza svantaggiare in alcun modo il creatore dell’opera, che se vuole può sfruttare economicamente la propria creazione. Questo sistema ha poi dimostrato di funzionare benissimo nei campi più disparati: dal software, all’editoria, alla grafica, ai video etc…, permettendo agli autori di farsi conoscere da un raggio più ampio di persone, di superare ostacoli distributivi, di alimentare un passaparola abbastanza vasto da poter guadagnare poi dalla propria creazione. Sì, bene, direte voi, ma che c’entra tutto questo con la musica? Torniamo al nostro giovane gruppo. Se intende la musica innanzitutto come una forma di comunicazione con gli altri, prima ancora che una macchina per fare soldi con pubblicità e presenze tv, potrebbe scoprire, una volta abbandonato al suo triste destino il copyright, che la strada del copyleft e delle alternative alla SIAE non è solo più vantaggiosa economicamente (tutte le soluzioni che qui presentiamo hanno costi praticamente nulli), ma è anche più moralmente corretta, e in definitiva la più funzionale per tentare di mettere sin da adesso una (delle tante basi) di una società più libera e giusta. Ma come deve fare praticamente? E quale forma di tutela fa al caso suo? In questa miniguida cercheremo appunto di spiegare le specificità di ogni tipo di tutela, i suoi pro e i suoi contro, ed altri strumenti per far sì che la propria musica circoli quanto più liberamente possibile. Sin da subito dobbiamo però fare una precisazione: il quadro normativo non è ancora completo, e non può esserlo. Tante soluzioni alternative vengono create e messe alla prova ogni giorno, per cui molte cose cambiano velocemente, in un botta e risposta continuo. Perciò non abbiamo nessuna pretesa di essere esaustivi: qui c’è “solo” l’esposizione ragionata di un po’ di materiale e di esperienze che, con pazienza e buona volontà, si possono raccogliere in giro. È il tentativo di mettere in comune certe conoscenze a cui siamo giunti dopo aver perso la testa su termini incomprensibili, linguaggi notarili, burocrazie di ogni tipo, pretese assurde e quant’altro, in un ordinamento giuridico in cui tutto cambia molto velocemente, in cui niente si può dare per certo, perché le nuove tecnologie hanno sconvolto un bel po’ di cose, e molte leggi sono ancora da definire in Italia, in Europa e nel mondo, e una sentenza può rovesciare tutto… Quindi, questo è solo un discorso e qualche consiglio da alcuni autori/fruitori della musica ad altri autori/fruitori della musica, per cercare di trovare insieme una strada per il bene comune. 3. Proprio per questo crediamo che il ragionamento non debba finire qui. Riflettere sulle alternative alla SIAE potrebbe essere anche l’occasione per capire qualcosa in più sull’attuale complesso dei diritti di proprietà intellettuale. Nel presente sistema storico-economico, quest’insieme di “diritti” rappresentano lo strumento giuridico di cui dispone il capitale (ad esempio, le grandi aziende multinazionali o transnazionali) per poter aumentare i suoi profitti e garantire la sua stabilità. Per noi diventa assolutamente decisivo capire che su questi diritti e sul loro utilizzo si giocheranno tutte le future forme di conoscenza, e lo sviluppo intero della nostra società. L’erompere delle nuove tecnologie ha momentaneamente aperto una falla in un sistema prima consolidato, una falla che le multinazionali tentano di chiudere con la propaganda, la repressione, i procedimenti penali a danno degli utenti, e cambiando giusto qualcosina nel loro business plan. In questa strategia reazionaria, queste multinazionali sono supportate dai governi, dai vari enti nazionali di tutela del diritto d’autore e dalle organizzazioni neoliberiste del commercio e dell’economia mondiale (come il WTO, l’OCSE etc...). In particolare in Italia, per quanto riguarda la produzione culturale e artistica, la SIAE è il principale strumento che il capitale ha a disposizione per portare avanti le sue politiche di mercificazione ed esclusione. Proprio per questo è importante iniziare rifiutando questo sistema, scegliendo il copyleft, altre forme di tutela ed altre forme di circolazione. Lo ripetiamo: il no alla SIAE è uno dei fronti della battaglia globale e quanto mai viva contro il capitalismo dei nostri giorni. Costruire alternative credibili e metterle in pratica sin da ora - con tutti i limiti della nostra situazione - è l’unico modo che abbiamo per progettare un tipo di società diversa. Soprattutto, bisogna rendersi conto (e far passare l’idea) che la conoscenza è un bene comune e non mercificabile. Sul piano pratico questo vuol dire ampliare, rafforzare ed espandere spazi indipendenti di diffusione di musica e saperi, creare un circuito, fare controinformazione, assumere a partire da se stessi scelte artistiche veramente antagoniste, mirando a recuperare il vero senso del fare musica: la comunicazione. Chiaramente - è bene ricordarlo - non sono i musicisti in quanto tali che possono riuscire a cambiare il mondo: non lo possono fare con una bella canzone, non lo possono fare con la beneficenza, né con le migliori intenzioni. Però ci possono certamente riuscire se si associano con gli altri soggetti di questa lotta, con chi come loro è sfruttato, precario, sottopagato, esposto a tutti i rischi. Ci possono riuscire se si impegnano politicamente, se sostengono le strutture che rappresentano un’alternativa a questo sistema, se lavorano insieme al “movimento reale che abolisce lo stato di cose presente”. Le nuove forze di produzione dei saperi cozzano ogni giorno contro i vecchi rapporti di produzione, e sempre nuovi soggetti si ergono per contestare il dominio e la rendita dei parassiti dei brevetti e delle opere, aprendo un altro fronte nella storica battaglia tra i pochi che hanno molto da perdere ed i tanti che hanno un mondo da guadagnare. Una battaglia le cui sorti saranno decise dalle nostre capacità di elaborazione e dal nostro sforzo nella lotta. Oggi è come è sempre stato: il futuro non è scritto, e sta a noi esserne gli autori. Torna all'indice TUTELA TRAMITE AUTOSPEDIZIONE Il fatto che l'autospedizione sia una pratica che non è mai stata "ufficializzata", "istituzionalizzata" (non esiste una regolamentazione legale - almeno in campo di protezione di opere musicali - sulle modalità dell'autospedizione) ha lasciato spazio a innumerevoli elucubrazioni, che in fin dei conti, se scomposte e applicate con criterio, possono tornare utili. L'autospedizione si fonda su un imperativo del diritto che è considerato fra i capisaldi di qualsiasi azione legale: quello del prior in tempore, potior in iure (in poche parole: viene prima il tempo, poi la legge). Vuol dire che, di fronte alla dimostrazione della precedenza cronologica di una qualsiasi azione o produzione non c'è cavillo che tenga. Vale sempre la pena di ricordare che la protezione dell'opera nasce insieme all'opera stessa (creando l'opera se ne diviene automaticamente gli autori, è ovvio). Quello che ci interessa in questo momento è però determinare e poter comprovare quale sia stato il momento della produzione, in modo tale da poter sbugiardare eventuali malintenzionati che un domani cercassero di far soldi con una vostra produzione spacciandola per propria. Non c'è problema. Basta inserire il materiale in una busta chiusa (possibilmente sigillata con ceralacca, ulteriore prova della non violazione) e mandarla a se stessi (meglio se tramite raccomandata con ricevuta di ritorno). Il timbro postale ha valore legale (non a caso è quello a "far fede" nella maggior parte dei procedimenti che richiedano un invio). Proviamo a ordinare schematicamente le varie tappe del processo di autospedizione. 1) Prendete il vostro materiale e inseritelo in una busta imbottita (costa si e no 40 centesimi). Se siete dei paranoici maniaci e pensate che il vostro prodotto è talmente perfetto che potrebbe esservi rubato da chiunque se lo trovi sotto mano, iscrivetevi a un corso di yoga e cercate di disintossicarvi dal vostro ego; se non dovesse funzionare, potete usare una delle scatole standard che offre lo stesso servizio postale italiano (quella media va più che bene per un cd misurando 36 x 23 x 12 cm). Anche essere paranoici non costa molto: siamo sui 2,20 euro. 2) Le buste imbottite sono già dotate di un lato adesivo che ne garantisce la chiusura. Per stare più sicuri si può però ulteriormente tutelare l'inviolabilità della busta con la ceralacca. Sembra strano, ma un materiale così antico (grazie alla sua duttilità e funzionalità) è ancora utilizzato come prova di integrità ed è riconosciuto legalmente a tutti gli effetti, tant'è che alcuni concorsi pubblici (come le gare d'appalto) che richiedono un invio del materiale per posta, la definiscono addirittura obbligatoria nel loro stesso regolamento. La ceralacca, dunque è un ottimo sistema per essere sicuri che la busta non sia stata aperta (e soprattutto per poterlo dimostrare in un eventuale futuro, in una eventuale sede legale). Un adesivo con estrema attenzione può essere staccato senza troppi danni. La ceralacca va per forza di cose spaccata, per cui se vi doveste ritrovare una busta con la ceralacca lesionata o cose del genere, capirete che è stata aperta e il tutto sarà stato inutile. Nel caso in cui la ceralacca sia intatta, ancora una volta, non c'è cavillo che tenga. Per eccesso di zelo, potete incollare anche il lato della busta già presigillato in fabbrica, ma non per questo inviolabile. Resta aperta un'altra questione. E' ancora in discussione (anche fra gli esperti) il fatto che il timbro abbia valore solo se apposto direttamente sull'oggetto da spedire. Accettata questa possibilità, è opportuno, dunque, far sì che il cd diventi un tutt’uno con il suo contenitore. Sembra un procedimento assurdo, ma cerchiamo di renderlo possibile: una buona idea potrebbe essere quella di sigillare la custodia del cd a sua volta con della ceralacca e incollarlo all'interno della busta da spedire. A questo punto il tutto sarà diventato un blocco plastico presumibilmente anche sgradevole al tatto ma, come detto in apertura, non essendoci regole scritte sulla questione dell'autospedizione, più precauzioni si prendono, meglio è. Ecco, la busta ora è integra e vostra! 3) Quando si invia un pacco postale (a differenza ad esempio di una semplice lettera) è obbligatorio scrivere il nome del mittente, per cui fatelo. Ora scrivete il nome del destinatario. Se vi accorgete che corrispondono vuol dire che siete a buon punto, dal momento che dovete mandarla a voi stessi. 4) Recatevi presso l'ufficio postale più vicino a dove siete e mettetevi in fila nella direzione Prodotti Postali. Non fate la fila nei Prodotti Banco Posta. E' inutile. Da lì non parte nessun pacco. 5) Richiedete al momento dell'invio una raccomandata con ricevuta di ritorno. Non ha alcun senso dal punto di vista pratico dal momento che, essendo voi i destinatari del vostro stesso pacco, non avete bisogno di sapere che vi è arrivato, per quello basta la pura osservazione della realtà. Sono però sempre elementi che messi insieme rafforzano la vostra credibilità in un eventuale futuro tribunale. 6) Aspettate che vi arrivi il pacco e controllate che sia integro e che non sia stato violato. Conservatelo gelosamente. Un'altra possibilità, riservata ai musicanti più istruiti, è quella di autospedirsi gli spartiti dei brani che si vuole tutelare. Per farlo bisognerà inviare a se stessi i fogli con la partitura, proprio come abbiamo fatto per l'altro supporto, ma con qualche piccola differenza. Tanto per cominciare, inviando del materiale cartaceo si potrà evitare il passaggio della busta (e quindi del sigillo di essa e della colla all'interno, cosa da non sottovalutare). Affinché il tutto abbia valore è necessario che il timbro sia apposto non solo su uno dei fogli, ma su tutti. Gli impiegati dovrebbero saperlo, ma è sempre bene specificarlo. Se si tratta di più pagine il timbro va apposto sui bordi delle pagine aperte a ventaglio, in modo tale che su tutte sia presente una parte di esso. Come sulla carta d'identità: il timbro del comune si trova per metà sulla foto e per metà sul cartoncino su cui questa è attaccata, in modo tale che i due pezzi risultino indivisibili e soprattutto perdano di valore se separati. A questo punto il grosso è fatto (se siete stati capaci di scrivere uno spartito non dovrebbe riuscirvi difficile scrivere sui fogli il vostro indirizzo), giacché nulla andrà chiuso in busta, per i motivi di cui sopra (il timbro deve trovarsi direttamente sull'oggetto da tutelare). Non vi resta che ripartire dal punto 3. Torna all'indice TUTELA TRAMITE MARCA TEMPORALE Una marca temporale è "una evidenza informatica che consente la validazione temporale", ha cioè la stessa funzione del timbro postale e valore legale in caso di disputa sull'esistenza di un documento ad una precisa data. Per apporre questo 'certificato' su un documento digitale, occorre dotarsi di un lettore apposito, di una smart card personale per la firma digitale ed infine della marca temporale stessa. Al momento del suo utilizzo si sceglie quale documento marcare attraverso un programma che comunica con il lettore, dopodichè sarà possibile risalire al proprietario e all'orario in cui è avvenuta la certificazione. Questa ha durata variabile da due a quattro anni ed è rinnovabile con l'apposizione di nuove marche. Ogni marca è valida per un solo utilizzo e si acquista in pacchi da 100. Il concetto è simile a quello dell'uso di un francobollo: acquisisce validità legale solo al momento dell'annullo e da quel momento non è riutilizzabile. L' uso deve essere effettuato successivamente alla firma digitale, che è valida sempre ma solo per il proprietario: ne verifica l'identità proprio come una firma calligrafica. Certificando un determinato documento informatico, viene automaticamente certificato anche il contenuto, in questo modo è possibile rivendicare la paternità di testi e musica ad esempio sotto forma di partiture. In Italia esiste un' associazione, il movimento Costozero, che si occupa della diffusione e dell'estensione della certificazione della paternità dell’opera attraverso l'informazione sulle nuove tecnologie. Sono stati i primi a diffondere e promuovere l'uso della firma digitale come forma di tutela, offrendo un servizio di marcatura online a nome dell'associazione a costo praticamente nullo. Sul loro sito è possibile anche usufruire di licenze particolari che permettono di rinunciare ad alcuni diritti "ingombranti" sulla tutela di un'opera, come ad esempio il divieto di sfruttamento senza previo consenso. Il Lettore Altro non è che una periferica esterna collegabile tramite porta usb, da installare tramite i driver forniti a corredo. Deve possedere determinate caratteristiche ed avere una certificazione legale valida, corrispondente ad uno standard emesso dal ministero. La Firma Digitale Simile ad una carta di credito nell'aspetto, accredita l'identità dell'autore di un determinato documento informatico. Si inserisce nel lettore al momento della firma di un file e non ha un limite di utilizzi. Per ottenerla si ha da inoltrare richiesta ad un ente certificatore. Movimento Costozero fornisce gratuitamente a chi non è in possesso di un certificato di firma elettronica qualificata, un certificato di firma elettronica. La firma elettronica e la verifica della validità della stessa potranno essere effettuate con un software innovativo e di semplice utilizzo: Javasign. L'Associazione, svolgendo una funzione di certificatore semplice, identifica il richiedente e gli invia un certificato di firma elettronica (in formato *.p12), pronto per essere utilizzato con Javasign. La Marca Temporale E' identica alla firma digitale sia come aspetto che come utilizzo, ma è valida una sola volta e la durata varia a seconda dell'ente certificatore che l'ha emessa. La validità parte dal momento dell'apposizione sul documento. Non c'è limite al numero di marche che è possibile acquistare o utilizzare, anche su uno stesso documento. Gli Enti Certificatori Esistono diversi enti certificatori dai quali procurarsi i singoli componenti o un kit completo, con differenze di prezzo e di procedure. In linea di massima il costo totale si aggira sui 100€, incluse un centinaio di marche temporali. Alcuni enti offrono un servizio, in genere a pagamento, di certificazione su richiesta per un singolo documento. Questa forma di tutela è un po' restrittiva in quanto non solo si possono tutelare solo gli spartiti per pianoforte e voce (tutti gli altri strumenti sono esclusi) ma, a norma di legge, si possono registrare solo le opere drammatico-musicali, sinfoniche o d'orchestra. Ci sono in realtà dei piccoli trucchi per allargare il bacino d'utenza anche alla musica cantautoriale o ad altri generi. Ad esempio si possono riscrivere i proprio pezzi, anziché per chitarra, per pianoforte. Il vero problema di questo servizio è che vengono accettate solo le opere musicali edite mentre per le opere inedite si viene mandati direttamente alla S.I.A.E. (essendo il dipartimento un ente statale il legame è ovvio). Quindi se avete la possibilità di pubblicare i vostri pezzi potete usufruire di questo servizio, altrimenti dovrete fare altrimenti. Per pubblicazione s'intende la messa a disposizione dell’opera al pubblico (sia a pagamento che no) in quantità sufficiente ad opera di un'etichetta, un associazione o un ente. Per risolvere il problema della pubblicazione esistono due piccoli stratagemmi: 1) mandare gli spartiti sempre solo per voce e pianoforte al dipartimento entro 60 giorni dalla prima rappresentazione pubblica dell'opera (il che non vuol dire suonare a nero in un locale e neanche suonare nel vostro garage con i vostri parenti e amici che vi stanno, loro malgrado, a sentire) ma suonare ad esempio ad un concorso. 2)potreste raccogliere i vostri spartiti e i vostri testi, trovare un piccolo editore che ve li stampi e spedire questo libretto depositandolo come opera stampa e non come opera musicale. A questo punto i vostri parenti si domanderanno perché gli avete spaccato i timpani per tanto tempo se alla fine volevate diventare scrittori. E' consigliabile mettere l'indicazione relativa al copyright, che pur non essendo obbligatoria, può essere utile sotto il profilo della legittimazione ad esercitare l'azione giudiziaria in alcuni Stati esteri in quanto, con tale indicazione, s'intendono assolte eventuali formalità richieste dalle legislazioni interne dei Paesi membri della Convenzione Universale sul diritto d'autore, senza essere parti della Convenzione di Berna. Tale simbolo, per esplicare i suoi effetti, si consiglia che venga apposto a stampa su tutti gli esemplari dell'opera all'atto della prima pubblicazione e collocato in luogo ben visibile (di solito, sulla seconda pagina del frontespizio) e deve altresì essere completo di tutti i suoi elementi. Esemplificando: © 1980 Antonio Rossi - Roma. Se nonostante tutti i bastoni che hanno tentato di mettervi tra le ruote riuscite a rientrare nei canoni per essere tutelati, ecco cosa dovete fare praticamente: andare sul sito del ministero, scaricare il modulo da compilare in doppio originale, legalizzarlo con 2 marche da bollo da 14,62€ datarlo e firmarlo. Le indicazioni contenute nella dichiarazione non debbono essere discordanti con quelle richieste dalla legge ed impresse a stampa sulle opere ad esempio: il titolo dichiarato deve essere conforme a quello che risulta apposto sull'opera, così come lo stampatore e tutti gli altri elementi. Il sito è: http://www.spettacolo.beniculturali.it/dipart/autore/diritto_autore.htm http://www.spettacolo.beniculturali.it/dipart/autore/moduli.htm Inviare per posta le vostre opere e le relative dichiarazioni in un unico plico o pacco ed esattamente indirizzate: Ministero per i Beni e le Attività Culturali - Dipartimento per lo Spettacolo e lo Sport -Servizio II -Ufficio del Diritto d'Autore - Via della Ferratella in Laterano, 51 - 00186 ROMA. N.B. Il pagamento va effettuato ad ogni deposito quindi, per non pagare 30€ a canzone, vi conviene registrare tutto il vostro materiale (ad esempio un album) come singola opera composta di più parti. Torna all'indice IL PROGETTO CREATIVE COMMONS Creative Commons (CC) è qualcosa di differente rispetto alle forme di tutela alternative alla SIAE appena esposte. Non si tratta, infatti, di un metodo per certificare in una certa data la paternità dell’opera da voi composta, bensì di una modalità di diffusione dei contenuti che concede esplicitamente agli utenti una serie di diritti a partire dal libero utilizzo personale. Per completezza quindi consigliamo a coloro che decidono di aderire a CC di affiancare all’utilizzo di tali licenze quello di una forma di tutela alternativa alla SIAE tra le varie elencate in quest’opuscolo. Il progetto prende forma nel 2001 grazie ad alcuni giuristi americani esperti di diritto d’autore che, coordinati da Lawrence Lessig (professore di giurisprudenza e autore di “Cultura libera”), fondano “Creative Commons” (CC), un’organizzazione no-profit con sede principale nel Massachussets, USA. Il frutto principale del loro lavoro consiste nella redazione di un pacchetto di licenze che chiunque sia titolare di un diritto d’autore può scegliere di utilizzare (gratuitamente) per tutelare le proprie opere e diffonderle con un certo grado di libertà. Il diritto d’autore, lo ricordiamo, appartiene infatti all’autore stesso sin dal momento della creazione dell’opera (a prescindere da ogni registrazione alla SIAE) e tutti gli autori sono liberi di gestirlo come meglio credono. Dal 2004 inoltre è disponibile anche la versione italiana delle licenze sul sito www.creativecommons.it A questo punto direte voi: “Ok, ma più concretamente cosa sono queste licenze Creative Commons e soprattutto, eventualmente, come si fa nella pratica ad applicarle alle proprie opere?” Andiamo per ordine e iniziamo col dire che queste licenze Creative Commons sono dei tipi di contratti standard che si collegano a un’opera e hanno per oggetto i suoi utilizzi consentiti . Tali contratti (che andranno evidenziati su tutti i formati dell’opera a cui si riferiscono) vengono implicitamente accettati dall’utente al momento della prima utilizzazione e devono essere rispettati come è ovvio anche in seguito. Fatta questa premessa generale, le licenze in questione sono 6. Tutte e 6 hanno una base comune che consiste nell’obbligo da parte dell’utente di riconoscere il contributo dell’autore originario (insomma, nessuno può prendere un pezzo di un altro tutelato con CC, spacciarlo per suo e distribuirlo in giro bullandosene con gli amici). La scelta tra le varie licenze va fatta poi in base al grado di libertà che siete disposti a concedere: se volete o meno che gli altri possano utilizzare la vostra opera a fini commerciali (cioè stamparla su un cd e venderla, utilizzarla per una colonna sonora, commercializzarla in qualsiasi modo…), oppure se accettate o meno che dalla vostra opera vengano create opere derivate (per rimanere nel campo della canzone, “cover” o campionamenti), oppure ancora se vi va o meno che chiunque alteri, trasformi o sviluppi la vostra opera debba necessariamente distribuire l’opera risultante con la stessa licenza da voi utilizzata (ovviamente le ultime due opzioni si escludono l’un l’altra). Schematizzando le licenze sono: 1 “Attribuzione 2.5” 2 “Attribuzione – Non Opere Derivate 2.5” 3 “Attribuzione – Non Commerciale – Non Opere Derivate 2.5” 4 “Attribuzione – Non Commerciale 2.5” 5 “Attribuzione – Non Commerciale – Condividi allo stesso modo 2.5” 6 “Attribuzione – Condividi allo stesso modo 2.5”
Per applicare ad un'opera non dovete far altro che andare sul sopra citato sito italiano e cliccare sul riquadro “pubblica”. Vi si aprirà una pagina dove dovrete compilare alcune voci che servono ad individuare esattamente la licenza che fa per voi. Cliccate quindi “Scegli una licenza” e vi comparirà la licenza che soddisfa le vostre esigenze. A questo punto manca solo un ultimo passaggio: inserire la licenza sulla pagina web che ospita le vostre opere, in modo che tutti prima di scaricare la vostra musica sappiano esattamente cosa possono farne e cosa no. Se avete uno spazio vostro basta semplicemente copiare le istruzioni di programma (codice html + rdf) contenute nell’apposita finestra e inserirle sul vostro sito durante la fase di aggiornamento. Se invece non avete una pagina gestita da voi potete usufruire di alcuni siti che hanno scelto la vostra stessa licenza e che CC stesso vi indicherà. Per quanto riguarda le pubblicazioni più tradizionali invece, basterà indicare sul supporto che il suo contenuto è rilasciato sotto la licenza libera CC che avete scelto e rimandare alla pagina web del sito del progetto con il testo legale. Il progetto CC nonostante la “giovane età” può vantare già milioni di adesioni e soprattutto un consenso in rapidissima crescita. Le licenze vengono utilizzate per lo più da artisti di ogni genere ma esiste anche un numero consistente di persone, per lo più utilizzatori abituali di internet, che hanno scelto tali strumenti per tutelare i propri articoli giornalistici, i propri saggi o anche semplicemente il proprio blog. Detto questo è arrivato anche il momento di fare delle considerazioni un po' più generali sulla natura del progetto, sui suoi obiettivi, sulla sua prospettiva. E, a dirla tutta, c'è poco da stare allegri. Basta dare una lettura ai libri di Lessig, con le sue dichiarazioni di fede al libero mercato e alla proprietà, per capire che il tutto si inserisce in una cornice “ultra-liberista” che non tiene minimamente conto delle nuove forme di sfruttamento e di esclusione sociale proprie delle nuove tecnologie, anche nei loro utilizzi più “open”. Il diritto d'autore sembra dover essere semplicemente un po' ridimensionato (da qui l'orrendo slogan per “un copyright flessibile per opere creative”) come se questo fosse sufficiente a costruire una cultura “libera”, libera di che e da che questo poi non è dato sapere. A queste considerazioni aggiungeteci poi il fatto che il presidente di Creative Commons è Joichi Ito, il milionario di origini giapponesi che è a capo di numerose aziende “open source” (tra cui una che ha fornito all’esercito e alla marina militare americana simulatori per addestrare la truppe da spedire in Iraq). Insomma, qui si strizza l'occhio al “new capitalism”, quello in jeans e camicia per intenderci, altro che accesso ai contenuti e creatività svincolata da logiche di profitto! Detto questo il motivo per cui le licenze CC compaiono su questa guida è molto semplice. Da un lato infatti l'utilizzo di tali licenze (in particolar modo per quanto riguarda quelle più propriamente “copyleft”, e cioè con la clausola “condividi allo stesso modo”) è effettivamente alternativo alla registrazione delle canzoni alla S.I.A.E. Dall'altro lato, essendo questo il pacchetto di licenze più diffuso, esso rappresenta per gli autori, in molti casi, il primo passo di un percorso di avvicinamento ad una serie di tematiche che, andando poi ad approfondire, vanno ben al di là della singola licenza o delle inquietanti ambiguità di Creative Commons. Torna all'indice UN PO’DI LINK UTILI Se avete letto con interesse questa miniguida, se pensate che ci sia ancora molto da sapere, se avete ancora in testa più dubbi che risposte, qui potrete trovare qualcosa che fa al caso vostro. Più che un semplice elenco di link, ci piace pensare che questa sia una piccola sitografia, un luogo dove iniziare per formarsi un’idea, per trovare le connessioni per capire la realtà del copyleft, e sapere cosa si muove in Italia (e nel resto del mondo). -I Link Imperdibili Innanzitutto qualche precisazione in più sui termini usati in questo libricino si può trovare sul glossario no-copyright a questo indirizzo: http://www.inventati.org/inventa/doku.php?id=glossario_no-copyright_ecc Oppure qui, sul sito italiano di WIKIPEDIA, il progetto dell’enciclopedia libera e multilingue, alla cui redazione tutti possono partecipare: http://it.wikipedia.org/wiki Per avere invece una facile, concreta e piacevole spiegazione di cos’è e come funziona il copyleft, c’è il sito dei WU MING, un collettivo di scrittura bolognese, famoso nel mondo per romanzi come Q, 54, Asce di guerra:
www.wumingfoundation.com/italiano/outtakes/tematico_copyright.html Poi, se avete ancora dubbi, perplessità, interessi, e cercate consigli, il sito giusto è questo: www.inventati.org/scarph/LSK/index.html Qui ci trovate (L)EFT, il vecchio coordinamento italiano di produttori no-copyright e copyleft e il sempre utile (L)EFT Survival Kit. Se poi vi va di essere sempre aggiornati sulla rapida evoluzione di queste questioni, dovete dare uno sguardo a RADIOCOPYDOWN, un sito di notizie, commenti, informazioni su libero accesso e utilizzo delle conoscenze, pratica e diffusione di una libera circolazione delle informazioni e dell'arte. Ovviamente, ci trovate anche una bella trasmissione radio, piena zeppa di musica e notizie, velocemente scaricabile.
http://radio.copydown.org/ - Le Web Label Ed I Database Questo invece è un piccolo elenco delle altre realtà che si occupano di copyleft e di circolazione alternativa di musica. Sono nuove esperienze, quanto mai interessanti, spesso offrono la pubblicazione on line di un lavoro, altre volte lo recensiscono, possono organizzare concerti, o interviste alla radio… Ma la cosa importante è che la loro attività incentiva e favorisce la crescita delle autoproduzioni, la consapevolezza rispetto ai propri prodotti, la riflessione intorno ai “diritti d’autore”, e la diffusione di pratiche alternative… SCARPH RECORDS. Autoproduzioni, web label e archivi aperti. www.virus4.it KO-REC. KO–REC è uno spazio sonoro, pubblico ed auto–gestito, la cui intenzione è di agevolare la produzione e la distribuzione libera della musica, la diffusione di una cultura pubblica del suono... www.ko-rec.org EBRIA. Etichetta musicale indipendente e no copyright dal 2003. www.ebriarecords.com OGREDUNG. Net label di elettronica sperimentale. Più di 70 pubblicazioni e molte collaborazioni con etichette e artisti da tutto il mondo. www.ogredung.org LAVERNA.NET. Netlabel di musica elettronica open source, parte di red planet community, progetto musicale underground connesso con le autoproduzioni del nord-est. www.laverna.net LA PIATTAFORMA. Comunità di discussione sul copyleft. Lo scopo è riunire un gruppo aperto di artisti e di persone sensibili alle tematiche del diritto e del permesso d'autore, produrre opere per rilasciarle sotto licenza Creative Commons, scovare e pubblicare ogni mese opere rilasciate sotto una di queste licenze, proporre progetti artistici da realizzare collettivamente. www.neural.it INDUSTRIAL ZONE. Il progetto IndustrialZone nasce dalla scelta di essere fuori dal business e dalla mercificazione della creatività. Ciò che ci preme è applicare una circolazione dei saperi realmente libera e accessibile… www.industrialzone.info ESCAPE FROM TODAY. Escape from today significa potersi esprimere senza imposizioni, censure e gettoni d'oro; fuggire da un certo tipo di clichè legati all'attuale music business e a tutto ciò che gli sta intorno. Nella pagina link tantissimi rimandi a label indipendenti. www.escapefromtoday.org MASTELLO RECORDS. Etichetta indipendente di Torino, che dal 1999 autoproduce punk, hardcore, jazzcore e elettronica. www.mastellorecortz.org RICORDI BASTARDI. Un sito dedicato al bastard-pop, al copyleft ed alla creatività libera. Download gratuiti e possibilità di giocare al gioco che sbeffeggia la propaganda ministeriale anti-pirateria “Io uccido Giorgio Faletti”. http://www.inventati.org/ricordibastardi/ - Altri Link Non Meno Importanti Qui ci trovate invece molte cose interessanti dell’universo copyleft, delle più varie: PRODUZIONI DAL BASSO. Un canale alternativo di stampa, promozione, distribuzione di opere intellettuali autoprodotte. www.produzionidalbasso.com HACKERALBUM. Progetto di Angelo Rindone attivo dal luglio del 2001. Sito di autoproduzioni in copyleft: canzoni, illustrazioni, giochi, disegni… www.autistici.org/hackeralbum SCARICHIAMOLI. Scarichiamoli! nasce all'interno della comunità italiana di Creative Commons come un work in progress aperto al contributo di tutti. Scarichiamoli! non si limita a promuovere, con il suo manifesto, la libera circolazione della cultura, ma cerca di sviluppare una collaborazione tra diverse realtà, affinché possano ricevere maggiore visibilità pubblica e possano difendere meglio le proprie posizioni… www.scarichiamoli.org NEW GLOBAL VISION. Progetto che si propone di creare canali video online indipendenti e a costo minimo, con una base dati visuale in aggiornamento continuo. NGV si basa sull'uso di standard aperti e free software, tecnologie di pubblico dominio che hanno permesso la realizzazione dell'infrastruttura per produrre, scaricare e pubblicare video www.ngvision.org SOFTWARE LIBERO. Per avere qualche informazione in più sul software libero, che ha rivoluzionato il concetto di produzione intellettuale. |